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Pasquale Rimoli
Scrittore
Biografia Autore:
Pasquale Rimoli, nasce a Cosenza nel 1963.Vive a Bari dal 1974 dove ha conseguito una laurea in informatica.
Lavora in una grande azienda italiana di telecomunicazioni ma non rinuncia alla sua grande passione: la lettura e la scrittura.
Nel maggio del 2012 pubblica il suo primo romanzo autobiografico con il quale partecipa al concorso nazionale il mio esordio 2012 posizionandosi tra le prime 200 opere.
A novembre 2014 il romanzo è edito da DAVID&MATTHAUS.
Il romanzo autobiografico nasce in un momento critico della sua vita in cui riscopre le cicatrici della sua infanzia.
Dopo una prima fase di ricerche e documentazioni, inizia la stesura del romanzo che racconta la storia di un ragazzino lasciato in affidamento ai nonni e costretto a frequentare il primo anno di scuola elementare lontano dalla sua famiglia.
Tutti i personaggi descritti nel libro sono effettivamente reali, sicché il paese di Villarocca assume le fattezze di un immaginario palcoscenico dell’inverosimile, in cui tutti si muovono seguendo un copione imprevedibile, all’interno di una vicenda che, a tratti, assume aspetti anche torbidi e violenti.
Attualmente l’autore ha terminato la scrittura di una raccolta di racconti intitolata “La geometria del Vento” e sta lavorando alla correzione di altri suoi cinque romanzi.
L'opera, L'amico nell'Ombra
L’evento che almeno una volta nella vita si desidera che avvenga: trovare l’amico perfetto che ci corrisponde in tutto, unico rifugio quando nessuno si accorge che esistiamo.
Il romanzo racconta un’esperienza lunga otto mesi narrata attraverso gli occhi di Paolo, un bambino di neanche 6 anni che per 8 mesi si troverà a vivere, in un mondo in cui spesso gli adulti sono assenti o peggio, indifferenti.
Con il candore della prima infanzia, Paolo scoprirà mille storie e conoscerà personaggi stravaganti che popolano Villarocca, piccolo paese della Calabria più povera.
Paolo il protagonista bambino, sempre in bilico tra la voglia di preservare la propria purezza e l'istinto di uniformarsi al mondo che lo circonda, si troverà ad affrontare delle prove troppo grandi per lui e comprenderà, a proprie spese, cos'è la fatica di crescere.
Eppure nell'inferno vissuto nella sua anima, riuscirà a trovare l'amico perfetto...
La recente recensione della scrittrice Laura Corsini descrive alla perfezione l'opera:
"… una terra misteriosa, che riporta alla mia memoria Il Signore delle Mosche di William Golding. Ma la storia è tutta nostrana, intervallata dal paradiso delle “lezioni” di cucina della nonna del protagonista, che ci regala attimi di intimità incredibili in quei piatti dai nomi dialettali, non decifrabili per tutti, ma evocativi di odori e sapori sublimi.
La vita in paese è selvaggia, vi sono descritte immagini forti, come quella della pecora sgozzata dai monelli, Lola, appesa a testa in giù a dondolare dal ramo più basso del vecchio carrubo davanti alla scuola.
Tutto assume un aspetto terrificante ed epico, filtrato dagli occhi del narratore che, per ricordare, ritorna bambino: il vecchio Osvaldo, la casa disabitata invasa dai rovi, dall’evocativo nome di “casa degli spiriti”, la banda di Middio. L’amico nell’ombra di Pasquale Rimoli ha una potenza selvaggia, un sapore di tempi antichi, ma ancora violentemente presente.
Il piccolo Paolo è una sorta di eroe omerico che si muove in mezzo ai ciclopi e ai divoratori di uomini, sognando un ritorno che non arriva mai. Non si piega, ha un animo incredibilmente coraggioso e puro, eppure è fragile nel suo bisogno di un affetto vero.
Il romanzo è un classico, uno di quei libri che si portano sempre con sé e che non passano mai di moda, non invecchiano mai".
RECENSIONI:
Parallelismo con "I Ragazzi della via Pal"
A Cura del Prof. Franco Maiello
3 novembre 2015
E’ la narrazione delle vicissitudini di un bambino di sei anni che si sviluppano nell’arco dei nove mesi di prima elementare. Il narratore è un altro bambino, suo compagno di scuola e di banco; è appunto “l’amico nell’ombra”. Gli avvenimenti narrati vengono definiti, nella seconda di copertina, come realmente accaduti, per cui la durezza del racconto, che è la storia della banda di ragazzi della classe del protagonista, crea anche un senso di angoscia.
E’ una storia che mi ha ricordato quella de “I ragazzi della via Pal” di Ferenc
Molnar: due bande, formate da ragazzi di prima media, che si contendevano un territorio della città di Budapest e il cui personaggio principale, il più piccolo del gruppo, Nemecsek, diventerà un vero e proprio eroe per le bande stesse e forse per generazioni di ragazzi, in tutto il mondo. Ma c’è grande differenza tra le due bande ungheresi e la banda di ragazzini di prima elementare di un piccolo paese della provincia calabrese.
I ragazzi ungheresi si contendono il “possesso” di uno spazio cittadino, ma di fatto lo contendono alle ruspe che lo avrebbero spianato per costruire palazzi.
La banda calabrese è incentrata invece solo sul concetto di potere e di supremazia, nei confronti dei più deboli. E Paolo, l’ancora bambino, come del resto lo sono gli altri, anche se di mesi più grandi, diventa, al solo apparire nell’aula, oggetto di stupido sarcasmo da parte del capobanda.
Il bambino che normalmente vive a Cosenza, era stato lasciato dai genitori presso i nonni, nel paesino più o meno immaginario di Villarocca, verso lo Jonio.
La narrazione si riferisce a due ambiti dove la dolcezza e la cattiveria si alternano costantemente: quello familiare, dove il rapporto è essenzialmente con la nonna che nel preparare i suoi succulenti pranzi si fa aiutare sempre dal nipotino.
“Perché fai quelle strisce? la nonna, che stava preparando i biscottini, l’aveva guardato dolcemente e aveva risposto che quelli erano come i solchi del contadino in cui avrebbero seminato tanti granelli di zucchero. Adesso quella spianata profumata assomigliava per davvero ad un campo dorato, arato e seminato”.
L’altro ambito è quello dei luoghi extrascolastici in cui la banda costringe Paolo a subire angherie ed umiliazioni di ogni tipo.
“Il capo gli bloccò la testa con le ginocchia e gli aprì la bocca con due dita vincendo la resistenza che opponeva la vittima. Con un gesto secco gli ficcò il budello in bocca e gliela richiuse: ingoia, ingoia, adesso”.
Tutto il racconto è svolto dall’amico nell’ombra, cioè il compagno di banco di Paolo. Nell’ultima pagina, quella dell’epilogo, Paolo e l’amico si incontrano dopo oltre quarant’anni.
“Ti ho chiamato. Mi hai guardato, hai sorriso e forse per un attimo hai dubitato… Finalmente ti ho ritrovato, amico mio”.
E’ a questo punto che l’amico, ritornando bambino, sviluppa l’intero racconto, entrando nella storia come narratore, ma soprattutto come personaggio nascosto, non secondario in tutta la vicenda. Pasquale Rimoli, ci offre belle pagine descrittive di luoghi e paesaggi, tuttavia, nel raccontare una storia molto dura, ha dovuto tenere il discorso sul filo dell’indifferenza, relativamente alle gravissime malefatte del capobanda, essendo lo stesso un bambino come gli altri.
Un racconto fantastico…
di Albina Cuttano 10 settembre 2012
“L’amico nell’ombra” è un racconto fantastico, unico nel suo genere, che unisce in sé temi di pregnanza sociale, quali il bullismo, la solitudine, l’abbandono. Su tutti però domina l’Amore in tutte le sue sfaccettature, come l’amicizia tra Paolo e il suo “caro amico”; nonché il rapporto amorevole tra la nonna e Paolino ce si manifesta essenzialmente in cucina, attraverso l’accurata descrizione delle ricette tipiche della cucina di Villarocca.
Degna di nota è, altresì, la carica espressiva dell’autore, il quale ha descritto con particolare cura i tratti caratteriali di tutti i personaggi del racconto, sia di quelli minori, sia di quelli principali, mettendone in evidenza gli elementi distintivi, con la conseguenza che è possibile raffigurare gli stessi perfettamente nella propria mente.
Allo stesso modo, è possibile immaginare i vari luoghi caratteristici del paesino di Villarocca, descritti con dovizia di particolari dall’autore, nei quali si svolgono le varie vicende che danno azione al racconto.
Inoltre, non è possibile non mettere in rilievo le pagine descrittive delle “ricette di cucina”, tipiche di Villarocca, che conferiscono al racconto un “quid” in più, condite da quell’amore che solo la nonna di Paolino sa infondere ad ogni piatto!
Devo, tuttavia, ammettere, che avendo origini calabresi, quando ho letto le varie ricette ho fatto un tuffo nel passato, in quanto ho ricordato sapori e spezie ormai dimenticati.Cosa dire di piu’, il romanzo è un compendio di valori e di emozioni, che strappa non solo tanti sorrisi, ma anche qualche lacrima.
Non posso, quindi, che augurare una Buona Lettura!!
Un racconto ricco di emozioni
di Rossella Vitucci 21 luglio 2012
Complimenti all’autore che fin dalle prime pagine è riuscito a catturare la mia curiosità con un racconto affascinante ed emozionante. Il romanzo, ricco di suggestive descrizioni paesaggistiche, testimonia tutto l’amore e il rispetto che, probabilmente, l’autore nutre per una terra a cui è molto legato.
Molto bella è anche l’idea di inserire, tra le varie vicende vissute dal protagonista, pezzi di tradizione attraverso le ricette della nonna, le leggende, la saggezza popolare del nonno e le storie del periodo della guerra raccontate dai paesani più anziani.
Il romanzo scorre velocemente e in maniera fluida, le vicende del piccolo protagonista si susseguono, si intrecciano con altre storie suscitando a volte ilarità ma altre volte anche rabbia ed impotenza.
Storie di emigranti, di bullismo, di guerra, amicizia, abbandono,… tutte raccontante attraverso la dolcezza e la sensibilità di Paolo costretto a vivere, per otto mesi, in un variegato mondo di adulti che l’autore descrive in maniera così realistica da sembrare quasi di conoscerli.
La lettura del libro è stata coinvolgente, tratta temi attuali e la suggerirei sia agli adulti che ai ragazzi.
Complimenti ancora a Pasquale Rimoli : un talentuoso esordiente che continuerò a seguire nelle sue prossime pubblicazioni.
L’amico nell’ombra
di Enzo Sibilla 24 settembre 2012
Un dipinto in tinte autunnali, della Calabria più povera, che mette nostalgia e ci trascina nella nostra infanzia, fatta di giochi per strada, di pericolosi rituali, e di innumerevoli zii… veri, presunti o acquisiti.
Una infanzia fatta di acqua fresca bevuta alle fontane, fatta di domeniche dall’inconfondibile profumo di ragù.
cerca un’accelerazione degli eventi rimane deluso, il libro scorre lentamente, accompagnato da una scrittura semplice e fresca, priva di eccessi, ma incredibilmente evocativa, quando si sofferma sulle ricette della nonna, fino a farci sentire i profumi e a farci venire voglia, anche fuori orario, di un piatto di “firzuli cu sug i purpett”.
Un libro fatto di tenerezza e che riesce ad ispirarla anche per i componenti della banda di piccoli bulli, per i quali l’autore non emette mai giudizi, anzi quasi li giustifica descrivendo il tessuto sociale pregno di povertà e privo di prospettiva.
Un mondo visto con gli occhi di un bambino che ammicca al fanciullo che ancora dimora in noi e riporta ai valori veri, il nostro essere adulti.
Una storia d'altri tempi
di Claudio 29 novembre 2014
Ho avuto modo di assaporare questo libro non molto tempo fa, e ne rimasi colpito.
E' un libro che racconta di una storia, una storia priva di effetti speciali o inutili addobbi.
Una storia normale, che potrebbe accomunare ognuno di noi.
E proprio nei toni seppia di questo racconto d'altri tempi che si cela la straordinarietà di questo libro.
Straordinaria semplicità, straordinaria fluidità narrativa e straordinaria capacità di dipingere in mente gli scenari narrati con gli occhi di un bambino, il protagonista, che si affaccia al mondo e lo trova diverso da come si aspettava. In un attimo, assicurato, vi ritroverete ad aver divorato un libro semplicemente splendido.
pasquale.rimoli.63@gmail.com
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