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Fenomenologia di Gonzalo Gerardo Higuain, il Pipita

  • 24 ott 2015
  • Tempo di lettura: 4 min

E' difficile poter spiegare una passione a qualcuno che quella stessa passione non la coltiva. Come si fa a spiegare a chi non ha mai posseduto un cane, la gioia che prova il padrone di un cucciolo quando torna a casa e trova il cagnolino pronto a fargli le feste? E come si può spiegare a chi non ha mai posseduto un gatto, il sorriso compiaciuto del padrone di un gattino quando rientra e ritrova la casa devastata da un micio dispettoso.

Di contro, come si fa a far capire la sensazione di leggerezza che prova un cacciatore quando se ne va per i boschi in compagnia del suo cane e del suo fucile a chi non è mai andato a caccia? Mondi diametralmente opposti, impossibile da decifrare per chi non li vive quotidianamente. Io non ho nessuna delle passioni esposte, ma capisco molto bene chi possiede un cane o un gatto, arrivando ad invidiare la loro passione, e mi sforzo persino di capire chi va a caccia. Anche se spesso non ci riesco. Poi ci sono le passioni insane, come il gioco o le scommesse, che niente riesce a descrivere meglio come il monologo di Gigi Proietti (alias Bruno Fioretti) nel film "Febbre da cavallo". Altra passione insana è il calcio. O meglio il tifo da calcio. Non esiste in natura essere meno obiettivo di un tifoso di calcio. Tifoso di qualsiasi squadra, naturalmente. Sono tutti uguali, anche se noi tifosi del Napoli, siamo "più uguali" degli altri. Per noi il Napoli è la squadra più forte del mondo. Dovrebbe sempre vincere, e se perde è colpa degli arbitri o della sfortuna. Anche perchè poi stiamo male tutta la settimana fino alla prossima partita. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere il giocatore più forte di tutti i tempi, ed oggi abbiamo il giocatore più forte del campionato italiano: Gonzalo Higuaìn.

Anche se ammetto che la prima affermazione equivale ad un fatto accertato, la seconda resta un'opinione. Certo l'ho presa un poco alla lunga coi paraustielli per arrivare dove volevo: a Gonzalo Gerardo Higuaìn, il Pipita appunto.

Erano gli inizi degli anni sessanta, quando Umberto Eco diede alle stampe il suo “Diario Minimo”, che conteneva la Fenomenologia di un personaggio che avrebbe poi fatto la storia della televisione italiana: Mike Buongiorno. Praticamente Eco sosteneva che Mike fosse un uomo assolutamente normale, quasi mediocre, che faceva cose semplici avendo però la capacità di farle apparire, ai più, straordinarie.

Praticamente l'opposto di Gonzalone nostro: un atleta eccezionale, che fa cose strepitose come se fossero l'assoluta normalità. I gol che lui segna sono la summa di straordinarie capacità pedatorie. E meritano un approfondimento.

Quando la palla non si è ancora staccata dal piede del compagno,lui già intiusce l'evolversi dell'azione e scatta verso l'area avversaria. "Detta il passaggio", come dicono quelli che credono di capire di calcio. In quel momento anche se si trova tre metri alle spalle del difensore, quando tocca la prima volta la palla, già l'ha sovrastato di un paio di metri. Vuol dire che su un percorso di circa dieci metri gliene prende cinque, corre cioè alla velocità doppia rispetto all'avversario, avendo tra l'altro anche il problema del controllo della palla. Il difensore fa quello che può. E che deve. Cerca di mandarlo cioè verso l'esterno, chiudendogli ogni possibilità di convergere al centro.

Il Pipita si inchiomma per un istante e contemporaneamente alza la testa, apparentemente per cercare un compagno meglio piazzato e per poter scaricare il passaggio vincente. Ma si tratta di una trappola. Un dribbling mentale. Il difensore si rilassa, pensa di avere avuto la meglio, e che il pericolo maggiore sia passato. E invece ignora di essere appena stato vittima di uno di quegli animali che si fingono feriti, o addirittura morti per poter sferrare l'attacco decisivo in assoluta tranquillità, e senza che la preda possa più opporre la minima resistenza. Cosa potrà mai fare da quella posizione? Al massimo cercherà un dribbling a rientrare per spostarsi verso il centro. E qui abbocca anche la seconda vittima designata: il portiere. Il poveretto per poter intercettare quei missili terra-aria ci dovrebbe mettere la faccia,, nel senso che per fermare quei palloni, scagliati a volte con violenza inaudita, dovrebbe essere colpito in pieno viso come da un pugno. Quindi portiere assolutamente incolpevole. Al massimo si può derubricare in reato colposo. Su dolo procurato. Dal Pipita. Una sintesi tra velocità, destrezza, inganno, potenza e improvvisazione. Praticamente la quintessenza del calcio. Per poter dare una qualche possibilità all'incolpevole portiere, bisognerebbe si giocasse con uno di quei palloni che si usano tra giocatori non vedenti, quelli che emettono segnali acustici al passaggio, per cercare di capire almeno da che parte ti arrivi la mazzata. Ma il Pipita è anche altruista. Se vede un giocatore meglio piazzato, non esita a pennellargli l'assist perfetto. I passaggi a volo che spesso si spengono miracolosamente sui piedi di un compagno si possono paragonare alle pennellate con le quali Leonardo riuscì a dare l'ultimo tocco al sorriso della Gioconda. Con la differenza che Leonardo chissà quante volte provò e riprovò quelle pennellate sulla tavoletta. E chissà se Higuaìn è a conoscenza che la Gioconda è dipinta su legno e non su tela. Di certo sa che il genio resta genio ovunque venga espresso. Anche su un pezzo di legno. Figurarsi su un campo di calcio. E senza neanche bisogno di provare e riprovare, come sicuramente ebbe a fare Leonardo. Lui lo fa naturalmente. ​Semplicemente. Alla Mike Buongiorno, appunto.

 
 
 

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