Quando i personaggi superano gli interpreti
- 4 nov 2015
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Alfredo Berlingieri, Travis, Jimmy Doyle, Mike, Jake, Noodles, Sam Asso, Neil, Padre Bobby Carrillo, Adrian e tanti altri. Sembrerebbe solo un elenco di nomi, ed invece sono i personaggi interpretati da uno dei più grandi attori mai esistiti, protagonista di films che hanno fatto la storia del cinema mondiale. Eppure pochi se li ricordano. Forse per inquadrare meglio di chi si tratta, bisogna citare il giovane Don Vito Corleone per capire definitivamente che si parla del grandissimo Bob De Niro. Di contro, in Italia abbiamo un fenomeno diametralmente opposto. Ed unico nel panorama mondiale. Protagonista di film spesso raffazzonati, tratti da sketch dilatati fino all'inverosimile, a volte anche ripetitivi. Eppure basta ricordare solo il nome del personaggio per ricordarci subito il film, i lazzi, le battute, ed anche le quisquillie e le quinzellacchere. A prescindere. Proviamo? I maestri di musica Antonio Lumaconi ed Antonio Scannagatti, il cigno di Caianiello. I truffatori Ferdinando Esposito, Antonio Capurro o il sedicente sua eccellenza Peluffo. I commissari Gennaro di Sapio e Antonio Saracino, coaudiuvato dall'appuntato Di Sabato. Gli investigatori Mike Spillone e Antonio Posalaquaglia dell'agenzia investigativa Posalaquaglia&Posalaquaglia. Il colonnello Di Maggio ed il generale Cavalli. Il barone Antonio Peletti (...e io pago!), il duca (dica?) Gagliardo della Forcoletta e il conte Ottone Spinelli degli Ulivi, detto Zazzà. I cavalieri Ercole Pappalardo e Filippo Scaparro. I capibastone Dante Cruciani oppure Don Vincenzo detto il Fenomeno. L'impiegato Antonio Guardalavecchia e l'appuntato di PS Antonio Caccavallo. Il coraggioso Gennaro Vaccariello. E poi il capostazione Antonio La Quaglia, che aspirava ad una stazione capotronco.

Il pazzariello don Saverio Petrillo e il candidato numero 47 del PNR Antonio La Trippa (vota Antonio, vota Antonio...). Inoltre Antonio La Puzza, vedovo Nardecchia, che ha attraversato l'Alto Adige. Il tartassato cavalier Torquato Pezzella. Cocozza cavalier Antonio, della premiata pasticceria omonima. Umberto Pennazzuto, detto Infortunio. Il presidente della SPA (Società Parcheggiatori Abusivi) Antonio Barbacane ed il portiere Don Antonio Buonocore. Pasqualino Miele, con moglie, figli e suocera a carico. Il bestio Di Cosimo reduce dalla Russia, e addirittura Totokamen e MarcAntonio. E i fratelli Caponi, che siamo noi...naturalmente. E dire che il meglio di se il principe della risata lo diede quando ormai la malattia lo aveva minato e recitava quasi da cieco. Emblematica resta una testimonianza di Federico Fellini che lo andò a trovare mentre era sul set:

"Dopo averlo salutato rimango in silenzio a guardarlo, era più fatato che mai, impalpabile, irraggiungibile. Sorrideva con quel sorriso inerte e disarmato che hanno i ciechi. D'un tratto vengono due della produzione a prenderlo, uno da una parte e uno dall'altra, lo fanno camminare quasi sollevandolo, come portassero un santo in processione, una reliquia...voglio vedere come fa a lavorare in quelle condizioni, penso. Lo conducono al centro del set, lo aiutano ad indossare il suo fracchettino, una bombetta sulla testa ed ha ancora gli occhiali neri sugli occhi bui. Il regista gli spiega la scena...si accendono le luci. Motore. Ciak: si toglie gli occhiali ed è il miracolo. Improvvisamente è come se vedesse le persone, le cose, i segni sulla scena. Non due occhi, ma cento, mille, che vedono tutto perfettamente. Salta, piroetta, sguscia via in un salotto zeppo di mobili, robottino fantastico (mi ricorda il "da que planeta veniste, barrilete cosmico!" ndr). La gente tutta attorno si morde le labbra per non ridere, si nasconde la faccia tra le mani. Stop. La scena è finita, lui si rimette lentamente gli occhiali e tende le mani quasi implorante verso qualcuno che lo venisse a riprendere, facendolo tornare creaturina inerme, un esserino incorporeo, un dolcissimo fantasma che si riparava nel suo buio protettivo". Fenomeno irripetibile? Chissà.
Forse, se ne avesse avuto il tempo, ci sarebbe riuscito qualcun altro, col suo timido Gaetano, che di fronte ad un dito puntato si adattava ad essere migrante piuttosto che turista (ricorda una scena fra il commissario Saracino-Totò ed il prete don Anselmo-Fabrizi), oppure l'impacciato Vincenzo, che pur di non ammettere di voler dare il nome di suo padre al figlio, in un lampo di genio, si inventa che la lunghezza del nome potrebbe incidere sulla educazione del nascituro: Massimiliano viene scostumato.

O il bidello Mario, che con Saverio detta la lettera a Savonarola (altro omaggio al Principe).
Se un crudele destino non avesse deciso che il suo tempo su questa terra era ormai scaduto, troppo presto, il suo postino, assieme ai tanti altri personaggi che non ci è stato dato modo di conoscere, e che sono rimasti prigionieri nel suo genio creativo, avrebbe forse potuto ripetere, come in parte ha fatto, il miracolo irripetibile del Principe della risata.
Ciao Principe. Ciao Massimino. Siete sicuramente stati i più grandi comici che siano mai nati in Italia. Anche se è riduttivo chiamarvi soltanto comici.

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