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C'era una volta...e c'è ancora il GRIDAS!

  • 17 feb 2016
  • Tempo di lettura: 3 min

C'era una volta, 35 anni fa, il quartiere di Scampia che si andava sviluppando verso il degrado e la violenza. Storie che, né più né meno, si ripetevano e si ripetono in tanti altri quartieri di tante grandi città italiane.

Fu in quegli anni, precisamente nel 1983, che a Napoli il GRIDAS organizzava il suo primo timido carnevale di quartiere. L'intento era, ed ancora lo è, quello di svegliare le coscienze e stimolare la partecipazione attiva della popolazione alla crescita della società. Parole buone e giuste ma che risuonavano vuote e senza senso in un quartiere in cui lo stimolo di quegli anni era rappresentato da lotte di camorra. La storia del GRIDAS è lunga quanto una infinita matassa che si dipana negli anni. Ha inizio con la storia di Felice Pignataro che incontra la sua compagna di vita per sempre: Mirella.

Dal 1967 portano avanti, insieme, una controscuola per i bambini delle baracche, prima al Campo A.R.A.R. di Poggioreale, poi all’I.S.E.S. di Secondigliano. Nel 1981 Mirella e altri fondano l'associazione culturale GRIDAS (gruppo risveglio dal sonno allo scopo di offrire strumenti per risvegliare le coscienze sopite.

Potrete farvi una precisa idea solo leggendo la storia integrale sul sito di Felice Pignataro. Racconta Mirella, sua compagna di vita: Nel 1995 finalmente la conclusione dei lavori. Cominciarono allora le pressioni di gruppi musicali e altro per ottenere i locali così faticosamente restaurati. Al GRIDAS rimase ben poca cosa, un salone, con annesso un piccolo locale per i lavori in grande di costruzione di maschere e strutture per manifestazioni varie e i carnevali di quartiere.​

Fu in quegli anni che conobbi Felice Pignataro. Da subito mi affascinò per la sua arte dei Murales, arte che aveva usato non solo in giro per la città ma anche all'interno della struttura del GRIDAS per decorare quei muri così freddi e impersonali. Ancora oggi quelle mura conservano la sua firma artistica. La manualità, poi, che usava per preparare le maschere del carnevale di quartiere era sorprendente.

Un giorno Felice entrò in una stanza dove un gruppo stava facendo prove musicali. La Pipa tra le labbra. Qualcuno gli offrì un bicchiere di Cola Cola. ​ Felice rispose “non bevo schifezze americane”.

Ecco come ricordo Felice: un uomo con libero arbitrio di decidere. Da uomo libero lui sognava che tutti coloro che lo circondavano potessero essere anch'essi liberi.

Liberi dall'ignoranza che attanaglia le menti, liberi di sviluppare le potenzialità, liberi di crescere con ideali e valori positivi, liberi di scegliere di studiare o di lavorare.

In un luogo come Scampia, dove l'unica libertà era quella di scegliere in quale cosca camorristica farsi assoldare, l'idea di libertà di Felice poteva sembrare un'utopia, e lo era.​​

La sua utopia era proporzionalmente estrinsecata nei Murales giganti disegnati su ogni muro libero.

Tanto Tempo è passato, il GRIDAS con le sue lotte pacifiche e di non violenza ha contribuito a trasformare scampia in un quartiere vivace, pieno di energie positive, forte di tante associazioni che lo affiancano nella lotta per la legalità.

Felice, anche se fisicamente non c'è più, ha lasciato in eredità il suo patrimonio culturale a Mirella che, insieme all'instancabile figlia Martina, continua ad amare i bambini del quartiere e li accompagna nelle tappe della loro vita.

Alcuni di loro diventeranno giovani liberi di scegliere, altri forse si perderanno per strada. Ma il GRIDAS e suoi sostenitori non si arrendono mai!

E' così che si ottiene la libertà: con duro e ​lungo lavoro di buoni esempi. ​

Felice vive nei Murales che decorano il tratto ​​della metropolitana, denominata Felimetrò in suo onore: soli giganteschi dai colori caldi che abbracciano la città, bambini, uomini e donne in un girotondo di pace, mani che sostengono la natura e abbracciano i bambini, scene di vita quotidiana del quartiere.

​Il Carnevale di Felice è diventato il Carnevale del quartiere e finalmente Scampia può, oggi, riscrivere la sua storia, alla luce della libertà che piano piano sta sconfiggendo l'ignoranza.

Piano, piano come la goccia che scalfisce la roccia, sulla quale si imbatte ormai da tempo. A distanza di anni l'utopia di Felice sta dando i suoi frutti.

Così lo ricorda il suo amico Aldo Bifulco: Ancora una volta aveva ragione lui quando chiudeva un libro con la frase di Ernesto Cardenal: "L'artista è stato sempre completamente integrato nella società: ma non nella società del suo tempo, in quella del futuro. L'artista, il poeta, il dotto e il santo sono membri della società del futuro, di quella società che già esiste sul pianeta come un seme, un seme forse disperso in piccoli gruppi e nei singoli, qua e là; indipendentemente dalle ripartizioni della geografia politica."

Ultima foto testimonianza di Gianni Riccardo bravissimo fotografo ufficiale di Resistenza Anticamorra

 
 
 

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