Il Giustiziere Fai-da-te
- 23 apr 2016
- Tempo di lettura: 3 min

Rush finale per Pupille&Papille 2, la rassegna cinematografica che per tutto l’inverno ha visto il TAN proporre una lunga serie di film di qualità, dibattiti e piacevoli incontri culinari curati dai nostri amati master chef Gino Esposito e Salvatore Cuozzo. Un cineforum cominciato nel mese di settembre e che a partire dalla prossima settimana propone gli ultimi due incontri che ci accompagneranno sino all’inizio di maggio.
Molti i capolavori visionati e tanti gli argomenti discussi con ospiti illustri e pubblico, scaturiti proprio dalle tematiche affrontate.
Personalmente, però, dopo essermi imbattuto in un post pubblicato sulla pagina Facebook dell'Associazione Noi&Piscinola riguardante una raccolta firme nel quartiere per la liberalizzazione sull’uso delle armi a tutela della proprietà privata, devo confessare il rammarico per non aver proposto, nel programma cineforum di quest’anno, la proiezione del famoso “Il Giustiziere della Notte” di Michael Winner con Charles Bronson, film di grande successo commerciale che generò una serie di denunce e critiche per essere una celebrazione della violenza e della giustizia sommaria.

Da alcuni commenti già precedentemente pubblicati su Facebook per la suddetta iniziativa ho potuto subito constatare che negli ultimi tempi, purtroppo, si sta diffondendo sempre di più l’idea di arginare anche dalle nostre parti il crimine facendo ricorso alla giustizia privata, per l’appunto la cosiddetta sindrome di Charles Bronson, soluzioni semplici a problemi complicati, atteggiamento che inevitabilmente, poi, col tempo decompone le anime comprimendo la memoria.
Talvolta diventa difficile comprendere che il crimine è un evento eccezionale e che la sua influenza sulla vita quotidiana è estremamente ridotta. Certo può capitare nella vita di essere derubati ma ciò non accade, se non in casi assai rari, ogni giorno, ogni mese, ogni anno ed è per questo ragionevole pensare che una società più pacifica, ordinata e con meno armi sia preferibile a una società violenta, disordinata, e con più crimini.


La classica frase d’oltreoceano “Una società armata è una società libera” molte persone la utilizzano solo per dar sfogo alla rabbia, altri però, e per fortuna pochissimi, reagendo all’aggressione mettono in pratica questi intenti andando incontro a conseguenze disastrose. Esiste poi un’altra generazione: quelli che sollevano la questione con il tentativo di issare una vera e propria emergenza emotiva, cercano consensi e proseliti, strumentalizzano e fanno di tutta la bagarre un buon uso politico.
E’ bene, nei confronti di questi ultimi, non lasciarsi illudere né tantomeno trascinare, tanto più essere coinvolti in queste iniziative insensate. E’ una questione che pone degli interrogativi etici/culturali delicati quindi lasciamo che qualche caso isolato rimanga tale.
Accettare che lo Stato sia “un gradino più in alto” della società, che la giustizia fai-da-te non giova nessuno delle controparti è un bene indispensabile per tutti. Non si tratta di accettare una superiorità imposta con forza dai poteri, piuttosto una superiorità ontologica, insita nella natura stessa dello Stato e dei cittadini che dimostra quanto alto è lo spessore di ogni singolo capace di badare a se stesso e di convivere con gli altri.
Chi mira le coscienze negativamente affinché l’ansia delle persone “civili” aumenti così come il timore per la libertà, chi getta le condizioni per cui tutti diventino da vittime potenziali a vittime reali finisce, poi, per giustificare l’atteggiamento vendicativo con la pretesa di depenalizzare reazioni inconsuete e sproporzionate.
Un uomo senza etica, anche se munito di intelligenza e con grandi dosi di testosterone è più pericoloso di un potenziale criminale e bisogna evitare che casi isolati mutino in una metamorfosi collettiva.
Per chiudere pongo una domanda ad ognuno che è la seguente:
-Sei pronto a puntare un’arma contro un tuo simile e togliergli la vita?
Per quanto mi riguarda quando tiri fuori un arma lo fai solo per usarla.


Commenti